Metarecensionina 25

Metarecensionina 

 

        Autore       – Angelo Calvisi
Romanzo  – Genesi 3.0
Editore      – Neo

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  • «In principio Dio creò il cielo e la terra. La terra era informe e deserta e le tenebre ricoprivano l’abisso e lo Spirito di Dio aleggiava sulle acque.»

Inizia così la Genesi, quella originale.

Indossai la maglia con la S di Stupore e iniziai a leggere.

In questo romanzo di Angelo Calvisi “Genesi 3.0” si viene scagliati in una terra informe, popolata da uomini/creature imprigionate nel passato, in una natura ancestrale, o catapultate in un ipotetico futuro deteriorato, una terra nella quale veramente le tenebre ricoprono l’abisso… e lo spirito di Dio “non” aleggia sulle acque.

Genesi come nascita, creazione, origine.

Angelo Calvisi si spinge, con coraggio e passione, in una landa letteraria dove non esiste genere, sono pochi i paletti che delimitano il confine e quelle poche regole sopravissute l’autore le spazza via; io me lo immagino, Calvisi, scrivere con un ghigno divertito.

Nascita. Ha voluto far nascere un nuovo genere? Non lo so.

Creazione. Ha creato! questo so. Ha creato un dolce avvelenato gettando nel mixer q.b. di distopico, q.b. di surreale, q.b. di grottesco, un pizzico di pulp, una manciata di avventura, un grumo stralunato, una fiala di allegoria, ha miscelato il tutto al massimo della velocità fino a far impazzire gli ingredienti, ha decorato il risultato con la buona vecchia anarchia, e con l’ironia.

Origine. Ha costituito un inizio suscettibile di continuazione o di sviluppo nel tempo? Può darsi. Il finale del romanzo è aperto.

Indossai la maglia con la S di Studioso e iniziai le mie ricerche.

Angelo Calvisi ha pubblicato diversi libri, di questi tanta narrativa, non ha mai pubblicato con case editrici  altisonanti, con case editrici che fanno sì che il libro sia diffuso, presente, conosciuto su larga scala. Potrebbe esserlo questo romanzo pubblicato da Neo. Me lo auguro e lo auguro ad autore e Ce.

Già dopo la lettura delle prime pagine dovetti indossare la maglia con la S di Sorpreso.

Di che accidenti parlava quel libro? Rifugiati in fuga da? Sopravissuti a? Il Polacco e Simon, l’adulto e il ragazzo, il maestro e l’allievo? No, troppo scontato. Il Polacco è in attesa di riprendersi la sua posizione, il suo Potere, Simon è in attesa di… nulla. Potrebbe fuggire, ribellarsi, non lo fa. Sembra privo di qualsiasi qualità, di qualunque logica. Sono dei folli? Andando avanti con la lettura mi preparai a leggere una storia dove ogni cosa appare come non è.

Indossai la maglia con la S di Surfista e mi preparai a surfare sulle onde della follia.

Incontrai un nucleo famigliare disperso nel bosco, rifugiato in una costruzione squadrata, altri tre personaggi, uno dei quali sarà fondamentale nell’evolversi della storia.

Necessitavo di punti di riferimento, cercavo di definire un’origine, un inizio,  e di immaginare un punto di arrivo qualunque, puntualmente le mie ipotesi venivano sgretolate dai cambi di direzione, di ritmo e di logica impressi dall’autore.

Disturbante. Alcuni autori dichiarano di scrivere anche per provare a dar fastidio, a disturbare. Non so se l’intento di Calvisi fosse questo, ma il suo romanzo a tratti e assolutamente e piacevolmente disturbante.

 

 

 

  • Mitropa, la gallina con cui ho intrattenuto una tormentata relazione, balza fuori dalla stia, seguita a ruota dalle compagne.
  • Senza motivo apparente, sferra al locandiere un colpo allo stomaco che lo piega a metà. Dopo è la volta dello spilungone. Lo prende per i capelli e lo tempesta di pugni sulla bocca e sul naso. Il focomelico si affloscia come un sacco vuoto. Ha la faccia che sembra una costata di manzo frollata a mestiere. A questo punto il Polacco si tira giù la cerniera e si mette a pisciare sul corpo inerte.
  • Mi aggiro con il bastone e lo straccio insaponato, ritiro la biancheria dei degenti e osservo la metamorfosi che giorno dopo giorno li trasforma in scatole di pelle con dentro stomaci, polmoni e tutte le rigaglie. È successo anche a Fred. Gli hanno asportato un’altra porzione della gamba destra. Sono andato a trovarlo e non sono riuscito a dire niente. Poi m’è tornata in mente la sua fissa per i massaggi e ho chiesto se voleva che gliene facessi uno. Grazie, ma non mi serve più, ha detto lui senza emozione nella voce.

 

L’autore, attraverso una scrittura asciutta, ritmica, a tratti sincopata, ci mostra il viaggio di Simon, dal bosco alla Capitale, poi in ospedale, di nuovo nel bosco, e infine nella Capitale. Una Luminosa Guerra ha reso il Polacco un eroe, abile combattente e grande urbanista. La Capitale si regge su un insensato equilibrio centrico, emarginando e ghettizzando le periferie, questo equilibrio è ciclicamente messo in discussione dagli Altri che a suon di bombe provano a scalfire il Potere.

 

  • «Mi vogliono mettere lì come un pupazzo. Guardate chi c’è dalla nostra parte: il condottiero della Luminosa Guerra. Io lo conosco il Potere, velenoso come una radiazione, non bisogna esporsi troppo altrimenti ti bruci la buccia. È per questo che mi hanno richiamato. Sono diabolici. Non sarà facile, per gli Altri, venirne fuori».

«Chi sono gli Altri?»

«Lo vedrai coi tuoi occhi. Cosa credi, che ti lascio qui da solo

a far danni?»

 

Il Polacco deve far ritorno nella Capitale e si trascina dietro Simon alimentando il loro rapporto di amore/odio, coinvolgendolo in un’avventura che pare non trasformare più di tanto il ragazzo che resta pressoché anaffettivo, che si trascina quasi per inerzia, privo di alcun moto di vitalità.

Chi sono i buoni e chi sono i cattivi in questa favola nera? Chi sono i sani e chi i folli? Chi i normali e chi gli anormali? Tutti e nessuno.

In questo romanzo Calvisi ha il pregio, tra gli altri, di dar vita a personaggi che pur nella loro unidimensionalità non sono per niente degli stereotipi, sono quasi disumani, privi di misericordia, di empatia, amorali, inchiodati nel loro ruolo all’interno di una società strutturata attorno e sul Potere, esercitanti la loro dose di Potere su subordinati che a loro volta fanno valere il loro Potere su chi sta ancora più sotto e così via.

Si corre un rischio leggendo questo romanzo, quello di lasciarsi imprigionare dalla logica illogica e di seguirne l’evolversi delle azioni lasciandosi sfuggire, leggendoli velocemente senza soffermarcisi, i pensieri di Simon:

 

  • Mentre seguo il tracciato delle strade e cerco di ricordarne il nome, penso che il destino di tutti noi si compie esattamente qui, appena oltre quel vetro, nella porzione d’aria indefinita in cui le esistenze di ogni essere umano s’intrecciano e coagulano in un grumo che è uguale all’intimità di Miriam. Un nucleo di carne e desiderio anch’esso intangibile, fuori fuoco, e sempre un passo più in là dalla nostra capacità di comprenderlo appieno.
  • Esce prima l’uomo, guardandosi attorno. Poi la donna, che tiene in braccio un bambino con la testa enorme: deve avere circa due anni. Questo è il primo mattone della società umana, penso elettrizzato. L’uomo accarezza la donna e il bambino. Io avverto un prurito al basso ventre che significa che sono ancora vivo. Prima di farsi inghiottire dall’intrico del bosco, l’uomo si ferma e alza la mano destra. La donna, di fronte al portone, risponde con lo stesso gesto.Sotto la maglietta, il mio cuore è un petardo.
  • Penso che dopotutto il senso della solitudine sia questo: un prolungato riflettersi nella pozzetta intonsa di un water nel cesso vuoto di un ospedale militare.

 

Potere, Follia. A mio avviso sono questi i perni di questo romanzo. Quanto il Potere inaridisca il singolo (sia la voglia di Potere, sia la paura del Potere). Strettamente collegata è la Follia, causa e conseguenza di un Potere fine a se stesso.

Terminata la lettura del romanzo riflettei sull’esperienza: storia surreale? Siamo sicuri? O reale, realissima? La struttura delle nostre grandi città che nel loro crescere inglobano escludendo, la burocrazia insensata alla quale siamo ormai abituati e rassegnati, i luoghi abbandonati dove la natura prima o poi rimette radici, per quanto l’uomo si sforzi di lasciare il proprio segno,  i ministri religiosi sempre più lontani dal nucleo religioso fondante ed essi stessi collusi, volenti o nolenti, con il Potere, la violenza ingiustificata e insensata e mai abbastanza terribile da evitare che non cada nell’oblio, dimenticata, sottovalutata, e anche per questo perpetuata.

Mi rendo conto di non avervi detto molto di questo romanzo, ma credo vada bene così, anzi no, una cosa la aggiungo: l’amore riesce a intrufolarsi anche in questa storia bizzarra, com’è possibile vi chiederete voi? Cosi è. Simon si innamora, non solo della gallina Mitropa intendo, si innamora e vive il suo amore in maniera: folle, surreale, ma che ve lo dico a fare?

Indosso la maglia con la S di Suggeritore e vi suggerisco di leggere questo bel romanzo.

Indosso la maglia con la S di Scrittore e prendo appunti su come si scrive un bel romanzo.

Indosso la maglia con la S di Saluti e salutandovi vi do appuntamento alla prossima…

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